L’estate, il vuoto e l’arte di stare a mollo

Può sembrare strano, ma la vera sfida dell’estate è fermarsi.

È difficile il passaggio dalla routine frenetica alla calma delle vacanze, anche se tanto attese.

Ogni volta che rallentiamo il ritmo, sembra farsi strada quella voce:


«E adesso?»


Come a dire: «Che ne è di me senza appuntamenti, senza scadenze, senza urgenze?»

È una sensazione lieve, che si insinua tra lo stomaco e lo sterno, una bolla d’aria.
Il fare continuo ci abitua. Ci anestetizza.
E così, all’inizio di ogni pausa, è normale percepire disagio e l’impulso potente di riempire.
Fare. Pensare. Fare mentre pensiamo. Pensare al fare.

Forse il vero invito dell’estate è proprio questo:
(ac)cogliere — come fosse un fiore delicato — il senso di vuoto che si apre, senza affrettarsi a riempirlo.

Se resistiamo alla tentazione di dominare questo vuoto, possiamo scoprire che esso racchiude qualcosa di prezioso.

🌱 Il vuoto non è mancanza, è spaziosità

Per qualche momento osserviamo la reazione immediata al ritmo che rallenta e proviamo a lasciare andare la tendenza a performare anche durante le vacanze.

Permettiamoci di “restare a mollo” per un po’, come quando facciamo il morto a galla nel mare, e stiamo ad ascoltare cosa viene da dentro. Diamoci attenzione, stiamo in compagnia di noi stessi.

Qualunque cosa ci sia.

In questo modo il non fare può diventare generativo.
Un tempo che più che “perso” è “ritrovato”, perché ci porta più in contatto con noi stessi.

«Un campo a riposo dà buon frutto»

Ovidio

Proprio come la terra, anche la mente ha bisogno di silenzio.

Abbiamo bisogno di un tempo per far depositare input, vissuti emotivi, esperienze. La pausa estiva può essere una buona occasione per farlo. È dal silenzio e dal riposo che maturano i semi nascosti.

💡 Le intuizioni abitano il silenzio

Siamo convinti che le buone idee nascano dal pensare.
In realtà, le intuizioni si rivelano nello spazio vuoto tra un pensiero e l’altro.
Nel sogno, nel non-fare.
Nell’abbandono.

Ce lo insegnano le tradizioni meditative, la psicologia esistenziale e transpersonale, in particolare: anche se abbiamo timore di mollare la presa, è in quel vuoto che può scoccare la scintilla dell’incontro con il nostro vero sé, sé superiore o divino che è in noi, in qualunque modo lo si voglia chiamare.

Che è il luogo dove si azzerano i condizionamenti, le identificazioni, i concetti, le opinioni e ci apriamo al vasto “mare di possibilità”.

Da diversi anni ormai dedico una settimana delle mie vacanze ad un ritiro di meditazione. Questo altro non è che un concentrato di tante pause messe insieme. Ci si ritrova, con gioia, per riprendersi il tempo e fare vuoto insieme. Di solito se ne esce nutriti e rigenerati.

🌊 Che l’estate

possa insegnarci l’arte di alternare il fare con l’essere, il muoversi con lo stare.
Che ognuno di noi possa trovare, anche solo per un istante, quella frequenza più autentica, che il filosofo Søren Kierkegaard ha chiamato in un modo tanto semplice quanto potente:

«il battito.»

«Solo nel silenzio il cuore ritrova il suo battito»
Esercizio meditativo di 5 minuti

🫶 Ti sei concesso/a di fermarti davvero, quest’estate?

📌 Se ti risuona…

Condividi con chi ha bisogno di rallentare, o lasciami un commento qui sotto:
Qual è la tua esperienza con il vuoto delle pause? Ti fa paura o ti apre nuove porte?

Giorgia Fantinuoli

Psicoterapeuta

giorgia.fantinuoli@gmail.com

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