{"id":408,"date":"2022-09-14T13:37:33","date_gmt":"2022-09-14T11:37:33","guid":{"rendered":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/?p=408"},"modified":"2022-09-14T13:37:33","modified_gmt":"2022-09-14T11:37:33","slug":"al-di-la-dello-schermo-la-fragilita-che-ci-fa-incontrare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/al-di-la-dello-schermo-la-fragilita-che-ci-fa-incontrare\/","title":{"rendered":"Al di l\u00e0 dello schermo. La fragilit\u00e0 che ci fa incontrare"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abNon avevo amiche. Se qualche debole legame era nato alle elementari, le medie lo avevano spazzato via. Ero timida. Le mie coetanee sfilavano su e gi\u00f9 per via Italia con il rossetto viola e il piercing al naso, parlavano di cose da fare coi maschi che a me suonavano incomprensibili. Non avevo pi\u00f9 nonni, n\u00e9 zii o cugini nei paraggi. A differenza di mio fratello non gareggiavo in alcuna squadra. Nessuno mi aveva iscritto a un corso di musica, di teatro. L&#8217;unico luogo diverso da casa che frequentavo era la biblioteca per bambini. Prima di diventare la &#8220;straniera&#8221; a T, nelle scuole di Biella ero stata l&#8217; &#8220;asociale&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Si presenta cos\u00ec la protagonista di Un&#8217;amicizia di Silvia Avallone, senza veli, mostrandoci da subito le sue <strong>fragilit\u00e0<\/strong>. Elisa \u00e8 una che conosce presto il sapore della mancanza: genitori che si separano, il cambio improvviso di regione, citt\u00e0, scuola. Una lacerazione profonda anche quando deve separarsi dalla mamma e dal fratello per andare a vivere con quel perfetto sconosciuto che \u00e8 il pap\u00e0. Un vuoto, che cercher\u00e0 di colmare in qualche modo nella relazione fatale con la bella, perfetta, ammaliante Beatrice che sembra incarnare &#8211; in apparenza &#8211; il suo alter ego riuscito. Il lettore non pu\u00f2 che non riconoscersi in Elisa perch\u00e9 intimamente ogni nostra vita \u00e8 cos\u00ec: fragile, sconquassata, sempre messa a confronto con qualcosa di irraggiungibile.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Ecco, forse quel che mi \u00e8 piaciuto di questo romanzo \u00e8 l&#8217;<strong>autenticit\u00e0<\/strong> che traspare, la <strong>capacit\u00e0 dell&#8217;autrice di farti entrare fin nelle ossa la realt\u00e0 della vita cos\u00ec com&#8217;\u00e8, senza sconti, senza illusioni<\/strong>. Forse per questo \u00e8 attraversato da quel velo nostalgico, quel retrogusto amaro, che \u00e8 proprio di chi sta facendo i conti con se stesso e con il proprio passato. Oserei quasi dire che la protagonista del romanzo \u00e8 proprio questa <strong>verit\u00e0<\/strong> che ci riguarda tutti come essere umani in cammino, in quel continuo rapportarci alla quotidianit\u00e0, ai nostri fantasmi e ai nostri limiti. E infatti tutti i personaggi del racconto alla fine si rivelano per quello che sono, anche quando il sopraggiungere dei social d\u00e0 loro l&#8217;escamotage, l&#8217;illusione di nascondersi dietro uno schermo, nel tentativo di apparire perfetti, felici.<\/p>\n\n\n\n<p>Elisa prova vergogna, rabbia e rancore nei confronti di chi l&#8217;ha tradita &#8211; una madre inadeguata e caotica che da piccolina quando aveva la febbre e non sapeva a chi lasciarla la parcheggiava in una biblioteca, una famiglia &#8220;diversamente unita&#8221; e &#8220;diversamente elegante&#8221; la sua, a differenza di quella di Beatrice, che ammira -. Questo senso di essere fuori posto, sbagliata, la porta continuamente a tornare indietro nel tempo, all&#8217;infanzia, a quei ricordi che si imprimono nella memoria e che non vanno pi\u00f9 via.<\/p>\n\n\n\n<p><br>Si pu\u00f2 rimanere incagliati qui, a questo punto, dentro questo passato e questo turbinio di emozioni dolorose, oppure si pu\u00f2 compiere un salto, di maturit\u00e0, come far\u00e0 Elisa nel suo percorso di elaborazione lungo tutta la scrittura:<strong> realizzando che anche gli altri, pap\u00e0 e mamma compresi, sono fragili, limitati dalle loro stesse ferite; realizzando che la stessa vita \u00e8 imperfetta e quasi mai le cose filano lisce. E che dulcis in fundo, lei stessa una volta divenuta adulta, non \u00e8 quel genitore ideale, cos\u00ec tanto diverso da mamma e pap\u00e0, che si aspettava di essere<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che io trovo cruciale nel cammino di crescita di ciascuno e che ritrovo nelle pagine di questo libro \u00e8 infatti <strong>la scoperta che alla fine siamo un tutt&#8217;uno, nel bene e nel male, e che per quanto ce la mettiamo tutta, siamo tutti immersi dentro questo sconfinato mare d&#8217;imperfezione<\/strong> &#8211; che nessun mondo social pu\u00f2 eludere -. E questo ci solleva dal carico di giudizio e dalla rabbia e dal rancore che ci portiamo appresso. La mancanza rimane mancanza s\u00ec, la ferita non scompare, certo, ma le aspettative grandiose su di noi, sugli altri e sulla vita retrocedono al passo dell&#8217;umilt\u00e0. Cosa vorrei dire? <\/p>\n\n\n\n<p>Quante volte ci siamo detti o abbiamo pensato: io non far\u00f2 come i miei genitori, io sar\u00f2 meglio, e poi da adulti ci siamo sorpresi con le mani nel sacco esclamando: cavolo, sto facendo esattamente quello che faceva mamma\/pap\u00e0! E se subito \u00e8 una constatazione amara, con il tempo si addolcisce. Succede cio\u00e8 che quella distanza, quella ribellione funzionale in adolescenza e in giovinezza, con la maturit\u00e0 lascia spazio a una <strong>riconciliazione<\/strong>. Che non \u00e8 un giustificare, vedere come buono qualcosa che non lo \u00e8 stato. Questo rimarr\u00e0 tale, ma significa aprirsi a, assimilarlo, prendermene cura, tanto da poter andare oltre. <\/p>\n\n\n\n<p>Non facile, perch\u00e9 richiede di guardare tutta la verit\u00e0, di immergersi dentro se stessi e il proprio passato, proprio come fa l&#8217;autrice pagina dopo pagina, e di aprirsi ad essa fino in fondo. Aprirsi a quello che siamo. Una riconciliazione prima di tutto con noi stessi e che ci permette di far prevalere il bene rispetto al male, come dice bene Elisa:  <\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>Non \u00e8 stata colpa tua, penso trent&#8217;anni dopo. E nemmeno mia. Non \u00e8 stata colpa di nessuno, se eravamo cos\u00ec sole. \u00abSuonavi proprio bene\u00bb le dico, cercando la sua mano. [\u2026] Continuiamo a guardare, distrutti e grati, quel filmato amatoriale mezzo rovinato, che nessuno eccetto noi ha mai visto n\u00e9 vedr\u00e0 mai. Questo segreto, per sola proiezione privata, intima, famigliare. Siamo tre stranieri che si sono intralciati, fatti del male, ma siamo qui adesso, e mi rendo conto che non abbiamo niente da perdonarci. Lo decido io cosa conta di pi\u00f9, alla fine, dentro questa storia. E conta il bene che ci siamo dati&#8221;<span style=\"font-size: revert;\"><\/span><\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Non per niente quello della Avallone \u00e8 un romanzo sull&#8217;amicizia. Amicizia, io credo, verso se stessi, verso i propri fantasmi, verso la vita, come approdo cui arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco che allora\u2026 Il punto d&#8217;incontro \u00e8 la fragilit\u00e0, dove io e te ci incontriamo, come sulla linea dell&#8217;orizzonte si incontrano cielo e mare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9Giorgia Fantinuoli <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/IMG_20220805_182808-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-410\" width=\"839\" height=\"1122\"\/><figcaption>Silvia Avallone, Un&#8217;amicizia, Bur Rizzoli, 2020<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-columns\">\n<div class=\"wp-block-column\" style=\"flex-basis:100%\">\n<div class=\"wp-block-columns\">\n<div class=\"wp-block-column\" style=\"flex-basis:100%\">\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p>Giorgia Fantinuoli Psicoterapeuta<\/p><cite>giorgia.fantinuoli@gmail.com<br>333.2001678 <\/cite><\/blockquote><\/figure>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abNon avevo amiche. 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