{"id":312,"date":"2022-03-23T11:59:49","date_gmt":"2022-03-23T10:59:49","guid":{"rendered":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/?p=312"},"modified":"2022-03-23T12:00:50","modified_gmt":"2022-03-23T11:00:50","slug":"destinazione-kuala-lumpur","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/destinazione-kuala-lumpur\/","title":{"rendered":"Destinazione Kuala Lumpur"},"content":{"rendered":"\n<p>Di Giorgia Fantinuoli<\/p>\n\n\n\n<p>*<strong>Racconto vincitore del Premio speciale del presidente di giuria, sezione racconto a tema viaggio, VI Concorso di Letteratura &#8220;Storie in viaggio&#8221; organizzato dall&#8217;Associazione Culturale Euterpe &#8211; Jesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pier era un ragazzo come tanti. Anzi, un uomo, come lo correggevano canzonandolo gli amici perch\u00e9, anche se lui usava definirsi <em>ragazzo<\/em>, aveva quarantatr\u00e9 anni suonati e le sembianze ne tradivano l\u2019et\u00e0. Con la modestia che lo distingueva, si definiva anche <em>uno qualunque<\/em>, cio\u00e8 un tipo dall\u2019esistenza ordinaria, anche se non sapeva che di l\u00ec a poco la sua <em>vita<\/em> <em>qualunque<\/em> sarebbe stata stravolta.<\/p>\n\n\n\n<p>La giornata infatti inizi\u00f2 come al solito, con la sveglia presto, una tazza di caff\u00e8 concentrato, due frollini al latte, un\u2019occhiata veloce a facebook. Poi dopo la doccia, una sistemata e un rapido sguardo allo specchio era pronto per andare in ufficio. Pier viveva solo: non c\u2019era nessuno da abbracciare prima di uscire di casa e ad attenderlo a fine giornata. Non aveva trovato la persona per cui valesse la pena impegnarsi, diceva. Di questo se ne era rammaricato per un certo periodo, ma ora non ne faceva pi\u00f9 un dramma. Si era abituato alla solitudine e alla routine. Gli stessi impegni, gli stessi orari, le stesse facce tutti i giorni sempre uguali. Questa ripetitivit\u00e0, che lui preferiva chiamare <em>consuetudine<\/em> quando gli amici lo punzecchiavano per persuaderlo a farlo uscire la sera, funzionava come una corazza che lo proteggeva dagli scossoni della vita. Era diventata un po&#8217; la sua compagna fedele e fidata. Quel giorno per\u00f2 le cose non procedettero secondo i programmi, ma si mossero decise a bucare quella bolla di sicurezza creata nel tempo. Si potrebbe dire che <em>andarono<\/em> <em>storte<\/em>, se con questo immaginiamo l\u2019opposto di <em>filare lisce<\/em>, cio\u00e8 sempre alla stessa maniera. Qualcosa di fatto and\u00f2 a sbattergli in faccia e aveva la consistenza e il sapore dell\u2019inatteso.<\/p>\n\n\n\n<p>Lungo il tragitto casa-ufficio, mentre era seduto come al solito sulla prima carrozza della metropolitana, gli sembr\u00f2 di vedere\u2026 qualcosa\u2026 appena dietro i vetri scuri della carrozza dopo la sua\u2026 un volto\u2026 il <em>suo<\/em> volto. Fece un sobbalzo, l\u00ec per l\u00ec credette che il vagone in corsa avesse preso sotto qualcosa, perch\u00e9 il cuore gli and\u00f2 in gola, ma poi vide che tutti gli altri passeggeri erano tranquilli, cos\u00ec dovette pensare di essere stato lui a fare un salto sul sedile. Rimase impietrito, di sasso. Non riusc\u00ec a fare nulla, solo i pensieri si mossero all\u2019impazzata travolgendolo in un vortice di parole, suoni e gesti fino allora segregati nella memoria e riapparsi all\u2019improvviso. Solo la voce dell\u2019altoparlante che annunciava l\u2019arrivo alla sua fermata lo dest\u00f2 dal torpore e lo fece precipitare fuori dal vagone.<\/p>\n\n\n\n<p>Non riusc\u00ec a lavorare quel giorno. Sedeva sulla scrivania con quell\u2019immagine fissa in testa. Non aveva dubbi, era lei: Chiara. Da quanto non aveva avuto il suo viso davanti agli occhi? Da quanto non aveva ricordato quel nome? \u2039\u2039<em>Chiara<\/em>\u203a\u203a, sussurr\u00f2 sottovoce per essere sicuro di aver sentito bene ci\u00f2 che la sua mente aveva gi\u00e0 pronunciato pi\u00f9 volte. S\u00ec perch\u00e9, in verit\u00e0, una donna c\u2019era stata. Era stato parecchio tempo fa, vent\u2019anni prima quando, allora s\u00ec, era un <em>ragazzo<\/em>. Era stata la prima e unica della sua vita. Lei poi era partita per studiare all\u2019estero e l\u00ec era rimasta per diverso tempo finch\u00e9 non si erano persi di vista. E ora dopo cos\u00ec tanto tempo gli era sembrato di vederla, anzi, era sicuro fosse lei. Rientrato a casa si precipit\u00f2 in cantina a riesumare dallo scatolone con su scritto <em>cose vecchie<\/em> l\u2019agenda 2001 conservata insieme a tante altre cianfrusaglie. Trov\u00f2 nella rubrica il suo numero di casa. Per fortuna ce l\u2019aveva ancora. Chiss\u00e0 se era ancora quello e se viveva ancora l\u00ec. Al telefono quella che riconobbe essere la voce della madre gli annunci\u00f2 che Chiara era appena ripartita per la Malesia e che non sarebbe rientrata prima di sei mesi. Gli raccont\u00f2 che era diventata un medico e da un paio d\u2019anni era volontaria in un villaggio a qualche chilometro dalla capitale.<\/p>\n\n\n\n<p>Capita una volta nella vita, o forse poco pi\u00f9, che in una frazione di secondo qualcosa di incontrollabile, di pi\u00f9 grande della stessa volont\u00e0, prenda il sopravvento. \u00c8 quello che successe a Pier in quella circostanza, quando una forza oscura e misteriosa gli fece mollare tutto su due piedi e lo condusse ad acquistare un biglietto aereo con destinazione Kuala Lumpur. Quattro giorni dopo era gi\u00e0 nella capitale malese in attesa del bus che l\u2019avrebbe portato direttamente nel villaggio dove avrebbe incontrato Chiara. L\u00ec le avrebbe detto tutto quello che era rimasto taciuto in quei vent\u2019anni. Il proposito, studiato in pochi giorni e poche notti insonni nei minimi dettagli, era esattamente questo e il tempo che lo separava dalla sua realizzazione era un pomeriggio, entro il quale sarebbe arrivato a destinazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un <em>ma<\/em> che decise di insinuarsi tra Pier e il suo ennesimo programma fatto di orari, tappe, parole da dire. Mentre il bus partiva, una scarica di adrenalina lungo tutte le ossa gli arriv\u00f2 come un presagio. Ebbe quella pungente sensazione che le cose gli stessero sfuggendo di mano, che la sua robusta corazza lo stesse tradendo facendogli deviare il corso della vita come solo l\u2019imprevedibile sa fare. Mentre sobbalzava sul sedile per via delle strade asfaltate male, guard\u00f2 fuori e not\u00f2 che il paesaggio era cos\u00ec diverso da quello a cui era abituato. Poi intravide se stesso riflesso sul vetro del finestrino e come in uno di quei giochi che faceva da bambino, inizi\u00f2 un ping-pong di sguardi. Un po\u2019 si soffermava sul paesaggio, un po\u2019 sul suo riflesso\u2026 ping-pong-ping-pong\u2026 Non solo il paesaggio ma anche il suo aspetto non era pi\u00f9 lo stesso. C\u2019era qualcosa di diverso da quando si era scrutato quella mattina allo specchio. Si sentiva come rapito da quel movimento oculare tanto da non riuscire pi\u00f9 a distinguere cosa provenisse da fuori e cosa da dentro. Erano le sue emozioni che sobbalzavano a ogni buca e venivano allo scoperto? Un misto di sorpresa, paura, trepidazione, rancore, si mescolavano insieme e lui veniva a poco a poco inghiottito dentro questo mix incandescente che trasudava i dubbi pi\u00f9 atroci. L\u2019avrebbe trovata? Come avrebbe reagito nel vederlo l\u00ec, dopo cos\u00ec tanto tempo, senza un bench\u00e9 minimo preavviso? L\u2019avrebbe riconosciuto? E soprattutto, si ricordava ancora di lui o l\u2019aveva dimenticato? Si era fatta una nuova vita? Aveva incontrato l\u2019amore? Cosa aveva cercato andando in quel posto dimenticato da Dio?<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre era cos\u00ec immerso, l\u2019autista del bus avvis\u00f2 i passeggeri che si sarebbero fermati per una breve sosta presso un villaggio sulla strada. Era l\u2019ultima tappa prima di arrivare a destinazione ed era a due passi dal luogo dove erano diretti un gruppo di tre passeggeri inglesi, come aveva capito da una conversazione udita durante il tragitto. Qui infatti vi era un\u2019oasi misconosciuta ma dalla bellezza naturalistica disarmante. L\u2019avevano raggiunta per trascorrerci diversi mesi. Pier si mise lo zaino in spalla e decise di scendere e approfittare di quei minuti per guardarsi intorno. Scambi\u00f2 due parole con i tre viaggiatori poi si inoltr\u00f2 fino alla fine della strada asfaltata dove si apriva la vista di una valle scoscesa circondata dalle rocce e immersa nella vegetazione finch\u00e9 non si trov\u00f2 completamente solo. Il bus era sparito all\u2019orizzonte e a poco a poco erano sparite anche le sagome dei tre amici che si erano avviati per il sentiero che portava all\u2019oasi. Fu come un richiamo, si volt\u00f2 in alto alla sua sinistra e si accorse di un\u2019immensa cascata che si gettava nella parte pi\u00f9 bassa della vallata. Si sorprese di non essersi accorto prima del fragore di quel getto potente. L\u2019acqua era impetuosa ma mostrava la sua essenza cristallina. Pier si incant\u00f2 a fissarla in un punto e not\u00f2 che sembrava come ferma, immobile, pur cadendo per effetto del peso e della forza di gravit\u00e0. Si sent\u00ec catturare da tanta traslucenza. Poi, improvvisamente, sent\u00ec sgorgare qualcosa da dentro. Fu una frazione di secondo e si sent\u00ec bagnare le guance. Non erano gli schizzi dell\u2019acqua, ma le sue lacrime che scendevano copiose a rigargli il volto. Strinse forte le mani che impugnavano le bretelle dello zaino, guard\u00f2 indietro nella direzione del bus e poi avanti il sentiero che portava all\u2019oasi. I pensieri non avevano pi\u00f9 una forma, ma sentiva che qualcosa gli mostrava la direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Si chiese allora che cosa avesse visto realmente qualche giorno prima al di l\u00e0 del vetro scuro del vagone metro, poco fa oltre il finestrino nel suo stesso sguardo e ora attraverso l\u2019acqua cristallina. E quale forza misteriosa l\u2019avesse sospinto fino a quell\u2019angolo sperduto di mondo. Non seppe comporre il puzzle, ma sent\u00ec che ci\u00f2 che lo stava interpellando non c\u2019entrava nulla con Chiara. Forse pi\u00f9 <em>chiara<\/em> gli appariva adesso la sua vita dopo questa esperienza. Forse d\u2019ora innanzi avrebbe cominciato a vedere meglio. Guard\u00f2 l\u2019orologio, socchiuse gli occhi e ascolt\u00f2 il motore del bus che riprendeva la corsa senza di lui. L\u2019<em>uomo<\/em> assapor\u00f2 quel suono che gli arrivava come musica, il tempo di pochi secondi lunghi un\u2019eternit\u00e0. Riemp\u00ec i polmoni d\u2019aria fresca e tir\u00f2 un sospiro di sollievo come non aveva mai fatto prima.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-316\" width=\"437\" height=\"583\" srcset=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-768x1024.jpg 768w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-225x300.jpg 225w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-1560x2080.jpg 1560w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220323_113937-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 437px) 100vw, 437px\" \/><figcaption>&#8220;Destinazione Kuala Lumpur&#8221; \u00e8 inserito in Storie in viaggio. 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