{"id":252,"date":"2022-03-04T10:36:29","date_gmt":"2022-03-04T09:36:29","guid":{"rendered":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/?p=252"},"modified":"2022-03-04T10:36:29","modified_gmt":"2022-03-04T09:36:29","slug":"mettere-in-campo-il-coraggio-per-sostenere-la-paura-insegnamenti-dallemergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/mettere-in-campo-il-coraggio-per-sostenere-la-paura-insegnamenti-dallemergenza\/","title":{"rendered":"Mettere in campo il coraggio per sostenere la paura. Insegnamenti dall&#8217;emergenza"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abQuando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti pi\u00f9 buie del buio e giorni uno pi\u00f9 grigio di quello appena passato. Come l&#8217;inizio di un freddo glaucoma che offuscava il mondo\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Inizia cos\u00ec &#8220;La strada&#8221; di Cormac McCarthy che immediatamente ci riporta a noi e al tempo stressante e doloroso che stiamo vivendo. Non facciamo infatti in tempo a uscire dallo stato di emergenza che ci ritroviamo a fare i conti con una guerra, neanche cos\u00ec lontana da poter dire \u00abnon mi riguarda\u00bb. Siamo presi alla sprovvista, sgomenti, messi a dura prova. E non \u00e8 possibile non vedere che tutto quello che sta accadendo ha un impatto emotivo su di noi e non accorgerci che abbiamo bisogno di prenderne atto e di condividere. Certo, una parte di noi vorrebbe andare avanti, dimenticare, bypassare, tornare a come era prima: \u00e8 la via della fuga, della dimenticanza. &#8220;Parliamo di cose positive&#8221;, &#8220;cambiamo discorso&#8221;, &#8220;andr\u00e0 tutto bene&#8221;: cos\u00ec parla il linguaggio della fuga, usato chiss\u00e0 quante volte. \u00c8 una reazione naturale immediata, ma a lungo andare non ottimale. Perch\u00e9?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 la dimenticanza, l&#8217;evitamento alla lunga si rivelano inefficaci. Ce lo dimostra la psicoanalisi, ma anche la storia: quello che teniamo taciuto, fuori dalla porta, continuer\u00e0 a bussare, finch\u00e9 non le daremo udienza. <strong>Lo stato di emergenza, ancora una volta e in maniera dura, ci insegna che la via da percorrere \u00e8 quella della consapevolezza, dell&#8217;inclusione\/integrazione e della condivisione<\/strong>. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di sapere quello che ci sta capitando e di condividerlo. Solo cos\u00ec possiamo sollevarci dallo sconforto e sentirci pi\u00f9 in equilibrio, pi\u00f9 capaci di gestire la situazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La pandemia con il suo essere inaspettata, inattesa, inimmaginabile, \u00e8 stata ed \u00e8 a tutti gli effetti un evento traumatico<\/strong> (trauma collettivo). Come tale ha creato un vero e proprio taglio tra un prima e un dopo (la vita come era prima non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9) e ha rotto la bolla di illusione in cui eravamo (il mondo \u00e8 un luogo sicuro, tutto \u00e8 sotto controllo) costringendoci a un risveglio amaro dal sonno (il mondo non \u00e8 sicuro come credevo, non tutto \u00e8 sotto il mio controllo). Questa \u00e8 una ferita. Una ferita innanzitutto depressiva, in quanto \u00e8 esperienza di lutto (il mondo di prima non esiste pi\u00f9) e allo stesso tempo una ferita infantile-narcisistica (il mondo che credevo sicuro\/di cui mi fidavo \u00e8 invece insicuro, fragile, imperfetto e per di pi\u00f9 io non posso vincere niente e nessuno per farlo tornare perfetto). Di questa ferita dobbiamo prenderci carico.<\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8 poi chi ha vissuto sulla propria pelle, oltre all&#8217;isolamento e alla restrizione della libert\u00e0, la malattia o la morte di persone care, lutti complicati dall&#8217;impossibilit\u00e0 di salutarsi, di compiere quei rituali necessari per metabolizzare la separazione. In questi casi, al lutto per il mondo come lo conoscevamo prima e che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, si \u00e8 aggiunto il lutto per la perdita degli affetti in carne ed ossa o la caduta della propria salute (trauma soggettivo).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;emergenza insomma ci sta costringendo a fare i conti con l&#8217;incertezza, l&#8217;imprevedibilit\u00e0, il cambiamento, tutto quello con cui di solito non vogliamo confrontarci.<\/strong> <strong>Ci ha colto un po&#8217; come bambini indifesi di fronte allo sconosciuto, facendoci sperimentare la paura.<\/strong> Quasi a riportarci indietro nel tempo, alla paura del buio o alla &#8220;paura dell&#8217;estraneo&#8221; di quando eravamo piccini. Che in fondo altro non \u00e8 che paura dell&#8217;ignoto.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, come fare?<\/p>\n\n\n\n<p>Prenderci carico della ferita vuol dire per prima cosa prendere coscienza del senso di impotenza, della fragilit\u00e0 che sentiamo o abbiamo sentito sulla pelle. Non dobbiamo nascondere quello che proviamo, fare finta di niente o vergognarci della nostra vulnerabilit\u00e0, ma piuttosto accogliere, sostenere e comprendere.<strong> Significa poi raccogliere i cocci, ricomporre i pezzi, ma in una forma nuova, creativa. Se tutto quello che ci succede ha un senso infatti, le cose non devono tornare come prima, ma bisogna compiere una trasformazione evolutiva, un salto quantico creativo<\/strong>. Se le esperienze dolorose, traumatiche, le &#8220;crisi&#8221;, possono avere un risvolto positivo, come ci insegnano psicologia e spiritualit\u00e0, questo \u00e8 che trasformino, cio\u00e8 ci facciano diventare uomini e donne nuovi, pi\u00f9 maturi, pi\u00f9 umani. E questo io credo possa avvenire passando dalla via separativa alla via integrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ha detto chiaramente lo psicoanalista Massimo Recalcati (*): \u00abNon torner\u00e0 il mondo come prima. Dovremo convivere con il virus, dovremo rinunciare alla fantasia infantile-narcisistica che riprenderemo con la sconfitta del virus. Non vinceremo nessun nemico. Noi pensiamo di scindere il bene dal male, il giusto dall&#8217;ingiusto, e invece saremo costretti a vivere con la paura e con il coraggio allo stesso tempo, a vivere con la luce e con le tenebre allo stesso tempo. Non possiamo dimenticare, eliminare la paura, ma semai dovremo confrontarci con la nostra paura, facendo in modo che non ci pietrifichi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La paura ha mille volti, come quello dell&#8217;odio, della rabbia, del giudizio e ha tempistiche tutte sue: spesso esce dalla tana di notte, quando siamo pi\u00f9 indifesi e non ci fa dormire, ci sorprende all&#8217;improvviso per un evento apparentemente banale (come il dover prendere un aereo, allontanarsi da casa, separarsi dal coniuge) o ancora si presenta come uno stato di allerta generale ( la paura che succeda qualcosa di brutto). In tutti i casi ci ripropone, sotto mentite spoglie potremmo dire, il senso di minaccia che abbiamo vissuto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per non bloccarci o pietrificarci occorre scendere nelle nostre profondit\u00e0 dove sta il serbatoio pi\u00f9 prezioso per il nostro benessere: il S\u00e9, sorgente di risorse inimmaginabili. E da l\u00ec che possiamo trarre il coraggio per sostenere la paura, senza per forza eliminarla, attingere la forza per sostenere la vulnerabilit\u00e0, senza negarla, contattare la luce per sostenere le tenebre, senza evitarle<\/strong>. Questo mi sembra il cuore della questione. Se vogliamo realmente prenderci cura di noi e riassestare la terra che si \u00e8 smossa sotto i piedi, dobbiamo compiere un lavoro dentro di noi attingendo alle risorse che abbiamo, al bene dentro di noi (ricordiamoci che &#8220;coraggio&#8221; significa &#8220;ritornare al cuore&#8221;) e fuori di noi, per non perderci, per non farci schiacciare dalle forze distruttive. \u00c8 una cura ri-costituente, ri-generativa che ci serve e che ci permetter\u00e0 di diventare individui pi\u00f9 &#8220;integri&#8221;, capaci di assimilare tutte le parti in gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Tornando a &#8220;La strada&#8221; di McCarthy, padre e figlio si trovano a compiere un viaggio post-apocalittico attraverso un mondo ridotto a cenere, paurosamente svuotato e inutile, alla disperata ricerca di una via di uscita:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abCe la caveremo, vero, pap\u00e0?<br>S\u00ec, c&#8217;\u00e8 la caveremo.<br>E non ci succeder\u00e0 niente di male.<br>Esatto.<br>Perch\u00e9 noi portiamo il fuoco.<br>S\u00ec perch\u00e9 noi portiamo il fuoco\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 un un grande passo e una grande responsabilit\u00e0, un salto evolutivo soggettivo e collettivo allo stesso tempo. &#8220;Portare il fuoco&#8221;, qui inteso come  stare nella speranza, tornare alla forza del bene per sostenere la sofferenza, richiede una scelta e un impegno costanti<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiediamoci per esempio: quali risorse sono riuscito a tirare fuori in passato e quali sto riuscendo a tirare fuori in questo momento difficile? Ognuno di noi, come ci insegna chi lavora con le persone colpite da situazioni fortemente stressanti, proprio in queste occasioni riesce a tirare fuori risorse impensate. E poi, cosa mi sta insegnando questo tempo? Cosa ho scoperto di me che prima non sapevo? Quali porte sto aprendo? Io per esempio ho riscoperto il contatto con la natura, il piacere di scrivere e il coraggio di condividere, una mia amica si \u00e8 impegnata ad aiutare gli altri. <strong>Rintracciamo queste risorse dentro di noi e manteniamole accese, alimentiamole, proprio come un fuoco. Sono la nostra forza<\/strong>. E in ultimo condividiamo, chiediamo aiuto quando necessario o rendiamoci utili, anche solo con un piccolo gesto, scambiandoci quello che stiamo imparando. Naturalmente sempre secondo le nostre inclinazioni e ricordandoci che fare qualcosa per qualcuno, fa bene a chi lo riceve, ma prima di tutto fa bene a noi. Abbiamo bisogno di connessione e di sentirci utili per sollevarci dallo sconforto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora quello che mi sta insegnando l&#8217;emergenza. In sintesi, l&#8217;importanza di tre pilastri:<\/p>\n\n\n\n<ol><li><strong>Comprendere-prendere coscienza<\/strong>: cosa succede dentro di me (ho paura, mi sento vulnerabile, ecc.) e fuori di me (il senso degli accadimenti);<\/li><li><strong>Sostenere-essere<\/strong>: imparare a sostenere le emozioni difficili senza evitarle e integrare nella mente\/cuore gli eventi dolorosi, anche quando ci sembrano incomprensibili;<\/li><li><strong>Condividere-agire<\/strong>: esprimere e scambiare esperienze, chiedere aiuto quando necessario o rendersi utili per gli altri<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Concludo con le parole di McCarthy:<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u00abSi fermarono nel vento che veniva dal mare, mano nella mano, l&#8217;erba che sibilava tutto intorno. Dobbiamo andare avanti, disse l&#8217;uomo. Forza.<br>Non ci vedo.<br>Lo so. Facciamo un passo per volta.<br>Ok.<br>Non mi lasciare la mano.<br>Ok.<br>Qualunque cosa succeda.<br>Qualunque cosa succeda\u00bb<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-256\" width=\"359\" height=\"478\" srcset=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-768x1024.jpg 768w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-225x300.jpg 225w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-1152x1536.jpg 1152w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-1536x2048.jpg 1536w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-1560x2080.jpg 1560w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/IMG_20220303_191805-scaled.jpg 1920w\" sizes=\"(max-width: 359px) 100vw, 359px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-container-1 wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container\">\n<div class=\"wp-block-columns\">\n<div class=\"wp-block-column\" style=\"flex-basis:100%\">\n<p class=\"has-text-align-center has-text-color\" style=\"color:#3588aa\">Giorgia Fantinuoli Psicoterapeuta<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-text-color\" style=\"color:#3588aa\">giorgia.fantinuoli@gmail.com<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-text-color\" style=\"color:#3588aa\">Cell: 333.2001678<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p>BIBLIOGRAFIA E CITAZIONI<\/p>\n\n\n\n<ul><li>Cormac McCarthy, The Road, Einaudi, 2006<\/li><\/ul>\n\n\n\n<ul><li>(*) M. Recalcati, citazione tratta dall&#8217;intervento &#8220;Angoscia e audacia al tempo del trauma&#8221; consultabile sul sito https:\/\/www.psicologia.io\/<\/li><\/ul>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abQuando si svegliava in mezzo ai boschi nel buio e nel freddo della notte allungava la mano per toccare il bambino che gli dormiva accanto. Notti pi\u00f9 buie del buio e giorni uno pi\u00f9 grigio di quello appena passato. 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