{"id":211,"date":"2021-04-13T19:09:43","date_gmt":"2021-04-13T17:09:43","guid":{"rendered":"http:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/?p=211"},"modified":"2021-04-14T17:47:37","modified_gmt":"2021-04-14T15:47:37","slug":"non-faccio-abbastanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/non-faccio-abbastanza\/","title":{"rendered":"Non faccio abbastanza"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Quanto spesso ci sorprendiamo con il pensiero che risuona nella testa \u201c<em>Non faccio abbastanza<\/em>\u201d, a cui il pi\u00f9 delle volte segue un senso di frustrazione, tristezza o insoddisfazione? Ma \u00e8 vero che non facciamo abbastanza nel momento in cui lo pensiamo? E se la risposta \u00e8 no, da dove viene questo pensiero che ci fa credere di dover fare ancora, ancora e sempre di pi\u00f9?<\/p>\n\n\n\n<p>Ci succede molto spesso di credere di non essere abbastanza bravi sul lavoro, di non portare a casa i risultati sperati, di non prendere bei voti a scuola, di non avere quello che ha l\u2019amico, di non aver fatto quella certa cosa che ha gi\u00e0 fatto l\u2019amica, la cugina, il fratello e via dicendo. Succede a te, a me, e succede anche agli altri pi\u00f9 di quanto pensiamo. Ci sottoponiamo a confronti con il resto del mondo con cui ci sminuiamo con frasi del tipo \u201c<em>Lui ce l\u2019ha fatta, io no\u201d<\/em>, \u201c<em>Lei \u00e8 brava, io no<\/em>\u201d, \u201c<em>Loro ce l\u2019hanno io no<\/em>\u201d. La presenza ormai costante sui social in questo non aiuta, perch\u00e9 se da una parte ci inserisce in una rete in cui possiamo condividere e sentire la presenza degli altri, dall\u2019altra ci espone a facili e superficiali confronti, da cui, specialmente se siamo sensibili o tendenti all\u2019autosvalutazione, \u00e8 facile uscirne con l\u2019atteggiamento del tipo: \u201c<em>Io faccio niente, gli altri san fare tutto, io valgo nulla, gli altri s\u00ec che hanno successo<\/em>\u201d, tanto per estremizzare. Questi pensieri non solo ci fanno male, ma ci portano anche fuori strada. Io credo infatti che quando ci cogliamo con le mani nel sacco del <em>non faccio abbastanza <\/em>\u00e8 perch\u00e9 stiamo guardando nella direzione sbagliata. <strong>Quello che vorrei dire \u00e8 che questa affermazione il pi\u00f9 delle volte non corrisponde alla verit\u00e0, ma si tratta di un\u2019illusione, di uno scherzo della mente abitudinaria che ci trae in inganno<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un modo per rendercene conto e vorrei condividerlo qui.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando mi prefiggo un obiettivo \u00e8 come se formulassi dentro di me il pensiero \u201c<em>Quando avr\u00f2 comprato la macchina\/ mi laureer\u00f2\/ sar\u00f2 diventata\/o mamma\/pap\u00e0\/avr\u00f2 scritto quel libro, ecc\u2026 allora sar\u00f2 felice<\/em>\u201d. Peccato che poi una volta raggiunto, l&#8217;entusiasmo si esaurisce rapidamente per lasciare spazio a un nuovo \u201c<em>quando avr\u00f2\/diventer\u00f2, allora s\u00ec che sar\u00f2 felice<\/em>\u201d e via cos\u00ec, tutto da capo, in un circuito senza fine in cui ci\u00f2 che abbiamo raggiunto improvvisamente finisce sullo sfondo per lasciare comparire qualcosa di nuovo all\u2019orizzonte. Qui non voglio dire che desiderare e ambire di per s\u00e9 sia un male, di fatto non lo \u00e8, ma lo diventa quando il senso di frustrazione per il mancato raggiungimento diventa una costante, una presenza cronica nella nostra vita. Quando cio\u00e8 l\u2019insoddisfazione prende il comando per scomparire soltanto qualche momento dopo aver raggiunto l\u2019obiettivo e poi ricomparire, pi\u00f9 prepotente che mai. Se ci facciamo caso, l\u2019idea che quella cosa ci render\u00e0 felici, \u00e8 illusoria e ce ne rendiamo conto proprio dopo averla raggiunta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ma perch\u00e9 tendiamo a questo circolo vizioso e a credere di non fare mai a sufficienza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Io credo che questo atteggiamento in parte dipenda dalle nostre esperienze di crescita, da come i nostri genitori o educatori si sono rapportati a noi, a quanto spesso ci hanno fatto pesare sbagli e mancanze invece di sottolineare e valorizzare il nostro modo di essere, le nostre peculiarit\u00e0, compresi i nostri sbagli e le nostre mancanze. Oltre che da cosa la societ\u00e0 ci inculca sia importante: la performance, il risultato, la carriera, l&#8217;omologazione, che non d\u00e0 spazio alla creativit\u00e0, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Credo per\u00f2 che abbia anche a che fare con una tendenza pi\u00f9 generale, tipicamente umana, che abbiamo di posare pi\u00f9 facilmente l\u2019occhio su quello che manca rispetto a quello che c\u2019\u00e8 gi\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La conseguenza di questo atteggiamento \u00e8 che tendiamo a vivere in un costante senso di insoddisfazione e negativit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Come fare allora quando ci accorgiamo di entrare in questo vortice del <em>non faccio abbastanza<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 un piccolo stratagemma che ho sperimentato e che pu\u00f2 dare beneficio. Una volta che mi rendo conto di essere persa nel pensiero ossessivo di tutto quello che mi manca (questo \u00e8 gi\u00e0 un buon punto di partenza) ho imparato a fermarmi, a sentire il malessere che provo e ad accorgermi che sto guardando nella direzione sbagliata. Mi prendo cos\u00ec intenzionalmente il tempo e la cura di rivolgere lo sguardo a tutto quello che gi\u00e0 c\u2019\u00e8, per esempio visualizzando il passato, recente e lontano, come se sfogliassi l\u2019album di foto di famiglia o il curriculum vitae (se abbiamo l&#8217;album tanto meglio farlo concretamente). Ripercorro cos\u00ec gli eventi significativi della mia vita, le tappe che ho attraversato, i passaggi della vita, i traguardi raggiunti e provo ad ascoltare che effetto mi fa. \u00c8 sorprendente ogni volta notare la ricchezza di quello che c&#8217;\u00e8 e di quanto ogni volta me ne dimentichi. Ho usato la parola curriculum vitae perch\u00e9 recentemente mi \u00e8 capitato di dover aggiornare il mio e nel rileggerlo tutto d\u2019un fiato mi sono sorpresa a pensare: \u201c<em>Cavolo, davvero io ho fatto tutte queste cose?<\/em>\u201d. Provate voi stessi a rileggere il vostro ad alta voce, lentamente, ripercorrendo mentalmente tutte le esperienze fatte fino a quel momento. E\u2019 un po&#8217; come osservarsi da fuori, con un occhio pi\u00f9 oggettivo e realistico, si ha quasi l&#8217;impressione di vedere la vita di qualcun altro, mentre invece \u00e8 proprio la nostra. <\/p>\n\n\n\n<p>Questo significa per me porre lo sguardo nella direzione giusta.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi capita di proporre questo esercizio anche in terapia, quando nei pazienti subentra lo scoraggiamento o la modalit\u00e0 di pensiero negativa del non sono\/non faccio abbastanza. Allora propongo di guardare tutta la strada che hanno fatto, nel loro percorso di crescita, per arrivare dove sono ora. \u00c8 un po&#8217; come dire \u201c<em>S\u00ec ora ti senti cos\u00ec, ma ti ricordi come stavi quando hai iniziato? Quanti passi hai fatto?<\/em>\u201d. Questo ogni volta ridesta dal torpore del pensiero negativo e risveglia alla verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando ci sentiamo sopraffatti dall\u2019insoddisfazione possiamo dunque cambiare noi qualcosa, anzich\u00e9 aspettare che qualcosa sopraggiunga dall\u2019esterno, invertendo la direzione della rotta<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Mi capita allora di ripercorrere i sentieri della mia vita: i posti che ho visitato, le persone che ho incontrato e che mi sono rimaste nel cuore, le esperienze che mi hanno fatto diventare una persona migliore, i libri che mi hanno illuminato, i gesti gentili che ho ricevuto e che ho io stessa rivolto e che hanno fatto stare bene qualcuno. Farlo ci sorprender\u00e0, ci rafforzer\u00e0 e dar\u00e0 valore a ci\u00f2 che siamo. E chiss\u00e0 che forse ci accorgeremo anche di essere capaci di stare bene senza tante di quelle cose superflue con cui riempiamo le giornate e attraverso le quali ci illudiamo di stare meglio. E chiss\u00e0 che pure non cominceremo ad assaporare la mancanza, che \u00e8 quello stato d\u2019animo che in fondo ci permette di non dare troppo per scontate le cose che abbiamo sotto gli occhi e di gioirne.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando un giorno ho sentito dire a un maestro di meditazione che vivere con meno progetti fa bene al cuore, subito sono rimasta perplessa e ho pensato: \u201c<em>Ma come, come si pu\u00f2 vivere senza progetti?<\/em>\u201d, ma poi con il tempo ho capito cosa volesse intendere: ci\u00f2 che genuinamente ci guida nella vita non sono i progetti (avere\/ possedere\/diventare questo o quello), ma una meta pi\u00f9 grande, un faro, una direzione, e tra le due c\u2019\u00e8 una bella differenza. La meta pi\u00f9 grande possiamo chiamarla in diversi modi, ma ha a che fare con i valori per noi pi\u00f9 importanti, con il seguire il nostro S\u00e9 pi\u00f9 autentico. Ecco che allora quando facciamo un pezzo in pi\u00f9 nel nostro percorso di vita, questo si rivela per quello che \u00e8: non un risultato, una performance da aggiungere alla nostra carriera, non una cosa da spuntare nella lista dei desideri, non un oggetto da accumulare insieme a tanti altri, ma una tappa che sancisce la riduzione della distanza tra me e questo Faro, tra me e il mio Vero S\u00e9 o ci\u00f2 che sento di dover realizzare nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva, il solo vero viaggio da compiere per un\u2019autentica felicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Concludo riportando una fiaba, che meravigliosamente racchiude questo messaggio:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote is-style-default\" style=\"border-color:#a0ab74\"><blockquote class=\"has-text-color\" style=\"color:#53a300\"><p><em>\u201cUn bambino che vive in cima a una collina vede ogni sera, sulla cima di un\u2019altra collina di fronte alla sua, una casa con i vetri tutti d\u2019oro e pensa: \u201cQuando sar\u00f2 pi\u00f9 grande, far\u00f2 fagotto, partir\u00f2 il mattino presto e forse verso sera arriver\u00f2 alla casa dai vetri d\u2019oro e allora s\u00ec\u2026 Ma adesso sono troppo gracile per quel lungo cammino, aspetter\u00f2 di crescere\u201d. E passano gli anni e il bambino non smette mai di adorare da lontano la casa dai vetri d\u2019oro e un bel giorno sente di essere abbastanza grande da poter partire. E cammina, cammina, cammina, suda sette camicie, le suole delle sue scarpe si fanno sottili come neve, la sua giacchetta si strappa, ma ecco che alle prime ombre della sera raggiunge la casa e\u2026 \u00e8 una casa come tutte le altre, i vetri perfettamente trasparenti e incolori. Il bambino esausto e disperato sta per lasciarsi cadere a terra, quando, come per caso, si gira verso la sua casa lontana: i vetri sono tutti d\u2019oro\u201d. <\/em><\/p><p><em>(Da Il silenzio \u00e8 cosa viva, C.L.Candiani)<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"777\" src=\"http:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-1024x777.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-213\" srcset=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-1024x777.png 1024w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-300x228.png 300w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-768x583.png 768w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-1536x1166.png 1536w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920-1560x1184.png 1560w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/watercolor-painting-4794378_1920.png 1920w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Che la vita ci porti ad accorgerci della casa dai vetri d&#8217;oro che siamo gi\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>\u00a9 Tutti i diritti riservati\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto spesso ci sorprendiamo con il pensiero che risuona nella testa \u201cNon faccio abbastanza\u201d, a cui il pi\u00f9 delle volte segue un senso di frustrazione, tristezza o insoddisfazione? 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