{"id":128,"date":"2020-11-03T15:30:42","date_gmt":"2020-11-03T14:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/?p=128"},"modified":"2020-12-11T15:06:29","modified_gmt":"2020-12-11T14:06:29","slug":"la-vita-sconvolge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/la-vita-sconvolge\/","title":{"rendered":"La vita sconvolge"},"content":{"rendered":"\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201c<em>Chi ero io tre mesi fa?<\/em><\/p><p><em>La risposta \u00e8 semplice. Quella che ero stata negli ultimi vent\u2019anni. Esattamente la met\u00e0 della mia vita.<\/em><\/p><p><em>Voglio chiarire subito che per me \u00e8 un tormento parlare di me stessa, l\u2019ho gi\u00e0 detto. E ancor pi\u00f9 erigermi a protagonista di una storia. Ma ho promesso di fare uno sforzo. Ci riprovo.<\/em><\/p><p><em>Chi ero io tre mesi fa?<\/em><\/p><p><em>Una donna di quarant\u2019anni che cammina stordita lungo i marciapiedi troppo stretti del centro di Madrid durante quella che, a quanto si dice, \u00e8 stata l\u2019estate pi\u00f9 calda del secolo. Una donna che, qualche anno prima, non sarebbe mai uscita di casa struccata, non per vanit\u00e0, ma perch\u00e9 in fondo non le era mai piaciuta la propria faccia, e che adesso non si ricorda quando \u00e8 stata l\u2019ultima volta che si \u00e8 lavata i capelli. Una che si trascina per le corsie di un nuovo supermercato che le appare come un labirinto inespugnabile, perch\u00e9 i latticini non sono accanto alla cassa, e la frutta e la verdura non hanno la solita forma, ma sono tagliate, sbucciate e disposte in vassoietti, come malefici cioccolatini.<\/em><\/p><p><em>[\u2026] Mi chiamo Marina. E di tutte le certezze di Lorena ce n\u2019era una inoppugnabile: io non ero mai stata sola. Ero sempre stata con qualcuno. Ero sempre stata con lui. Anzi, ora che mi decido a scrivere questa storia, preferisco dire \u201ccon te\u201d [\u2026] Al momento so solo che inizio questa traversata senza autorizzazione, quando io non ho neanche la patente di guida della mia stessa vita. Questa \u00e8 la verit\u00e0. Ho sempre occupato il posto del copilota. Forse \u00e8 questo il motivo per cui ho disimparato come si prendevano le decisioni o forse non ho mai saputo come si decideva quale rotta seguire. Perch\u00e9 la rotta la decidevi tu. E io ero il tuo zaino. E adesso tu non ci sei pi\u00f9 e questa barca non ha pi\u00f9 un capitano, e neanch\u2019io<\/em>\u201d<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Ecco l\u2019inizio dello sconvolgimento di Marina, la protagonista di <em>Donne che comprano<\/em> <em>fiori<\/em>. Sono stata catturata immediatamente dalle prime righe di questo libro perch\u00e9 descrivono bene cosa si prova quando la vita subisce uno stravolgimento. Un evento esterno come la fine di una relazione, la perdita di qualcosa di vitale, perturba l&#8217; esistenza fino ad allora tranquilla (o apparentemente tranquilla) e si traduce nel disorientamento totale. <strong>\u00c8 come se un filo invisibile si spezzasse e tu ti ritrovassi senza pi\u00f9 un punto saldo a cui ancorarti, sola, in mare aperto e senza vedere nulla<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita \u00e8 cos\u00ec, prima o poi ci mette davanti a questa esperienza e ci fa capire (all\u2019inizio \u00e8 una constatazione amara, disperante) che un punto di riferimento esterno non basta, non \u00e8 sufficiente per attraversare il viaggio dell\u2019esistenza. Possiamo tirare avanti per un certo periodo s\u00ec, ma poi \u00e8 necessario ancorarci a qualcosa di pi\u00f9 vicino, di pi\u00f9 saldo, di pi\u00f9 radicato in noi. Questo tipo di sconvolgimento, che segna l\u2019inizio di una crisi, se da una parte \u00e8 doloroso, dall\u2019altra pu\u00f2 diventare l\u2019occasione per<strong> <\/strong>cominciare ad <strong>assoldare il nostro pilota interno e a stabilizzarlo dentro di noi<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Per Marina questo diventa un compito, o meglio una promessa fatta a se stessa, che comporter\u00e0 una grossa fatica, quella di affrontare i propri fantasmi interni, che non sono altro che le nostre paure pi\u00f9 profonde:<strong> la paura di fallire, di non farcela e la paura della solitudine e dell\u2019ignoto. <\/strong>Sono queste paure infatti a bloccare il nostro percorso evolutivo. Per questo viviamo per lo pi\u00f9 avviluppati nelle nostre rigidit\u00e0 e limitazioni, appoggiandoci a fittizi sostegni esterni che ci consentono, per un certo periodo di tempo, illusoriamente, di non sentirle. Sviluppare ci\u00f2 che siamo (uscire dall\u2019avviluppamento) richiede invece l&#8217;aprirsi alle paure, guardarle in faccia e affrontarle.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote\"><p>\u201c<em>Si va in scena senza trucco e senza sapere la parte. E io avevo sempre avuto il terrore del palcoscenico. Forse era questo il motivo per cui non avevo preso mai molte decisioni. Per questo preferivo che le prendessi tu, mentre io ero la tua comparsa. Era molto pi\u00f9 facile affidare a un altro il ruolo da protagonista della mia vita. Per non attirare troppo l\u2019attenzione casomai avessi commesso un errore in uno dei miei monologhi, per non farmi notare dalla critica: toccava a chi aveva una parte importante cavarmi di impaccio. Non si trattava pi\u00f9 di essere la protagonista, ma un personaggio secondario nello spettacolo della mia stessa vita<\/em>\u201d<\/p><\/blockquote>\n\n\n\n<p>Facciamo un po&#8217; tutti cos\u00ec, ci muoviamo in &#8220;modalit\u00e0 risparmio&#8221;, finch\u00e9 non arriva la vita a sbatterci in faccia che siamo su un equilibrio precario, che abbiamo vissuto solo per met\u00e0 la nostra vita e che <strong>occorre fare un passo in pi\u00f9, un salto, per prendere in mano tutto il pacchetto completo, dolori e ferite comprese<\/strong>. Dobbiamo cio\u00e8 passare dal ruolo di copilota a quello di pilota, che vuol dire fare la fatica di caricarci sulle spalle il nostro zaino, ma anche cominciare a toccare un senso di maggiore potere. Una volta che saliamo su, infatti, cominciamo a percepire una forza, la sensazione che stiamo andando dove desideriamo e non ci accontentiamo di arrivare solo fino a un certo punto.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo romanzo \u00e8 anche un inno alla solidariet\u00e0 femminile, alla capacit\u00e0  femminile di accogliere e \u201ccomprendere\u201d le tortuosit\u00e0 e gli ostacoli del percorso, anche quelli di chi ci sta vicino. Di fatto, senza compagni di viaggio, da soli, non ce la caviamo. Qui sono cinque donne che si ritrovano in un negozio di fiori, come in un rituale, a confessarsi le sfide, le fragilit\u00e0 e le ferite con cui ognuna deve fare i conti. E ognuna cercher\u00e0 di infondere nell\u2019altra il coraggio di cambiare direzione. Eh gi\u00e0, perch\u00e9 quando la vita ci stra-volge ci obbliga a guardare verso un\u2019altra direzione, che altrimenti con grande probabilit\u00e0 non prenderemmo neanche in considerazione. <strong>La direzione del nostro bene \u00e8 sempre contro-corrente. Per me ci\u00f2 ha significato e significa volgere lo sguardo dall\u2019esterno verso l\u2019interno, dentro me stessa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi piace trovare una connessione con le cose e sentire un senso del tutto, come a dire \u201cEcco, guarda come a un certo punto tutto torna! Tutto \u00e8 collegato da qualcosa!\u201d, come se ci fosse un filo invisibile ma presente. Non credo infatti sia un caso che questo libro mi sia stato consigliato da una donna, che mi ha aiutato moltissimo proprio in un momento travagliato della mia vita e a cui sono riconoscente. Io quarantenne, lei pure prima di me, proprio come Marina. Questo libro \u00e8 il dono e la testimonianza di questo incontro, di questo filo invisibile che ci unisce. Chiss\u00e0, magari proprio ora un\u2019altra donna che legge queste righe si sta inoltrando o si \u00e8 gi\u00e0 inoltrata dentro gli stessi sentieri, nella sua personale avventura. <\/p>\n\n\n\n<p>In questo romanzo sempre una figura femminile, l\u2019autrice, testimonia che c\u2019\u00e8 una navigazione da fare, un viaggio da compiere e che, dulcis in fundo, c\u2019\u00e8 anche una meta. Il faro su cui orientarsi \u00e8 il nostro centro, un ritorno a casa, sempre, al centro di noi stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Buona lettura.<\/p>\n\n\n\n<p><em>@giorgiafantinuoli<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-1024x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-131\" width=\"580\" height=\"580\" srcset=\"https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-300x300.jpg 300w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-150x150.jpg 150w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-768x768.jpg 768w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-2048x2048.jpg 2048w, https:\/\/giorgiafantinuoli.com\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/Libro-1560x1560.jpg 1560w\" sizes=\"(max-width: 580px) 100vw, 580px\" \/><figcaption>Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cChi ero io tre mesi fa? 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