Paura della morte o paura di morire nella mente degli altri? – Coco di Pixar e il Día de Muertos

L’altra sera ho rivisto il film d’animazione 𝐶𝑜𝑐𝑜 della Pixar e ho fatto una riflessione che mi piacerebbe condividere, dato che siamo a novembre, esattamente il 2 mentre scrivo – il Giorno dei Morti – e l’argomento è a tema.

La storia, ambientata in Messico, è incentrata sull’importanza di essere ricordati dai propri cari quando si è morti. In occasione del 𝐷í𝑎 𝑑𝑒 𝑀𝑢𝑒𝑟𝑡𝑜𝑠, il nostro 2 novembre, giorno in cui vengono celebrati i defunti, i vivi possono ricongiungersi con i propri antenati. Questi ultimi devono attraversare un confine, una specie di dogana, che permetterà loro di transitare dal regno dei morti al regno dei vivi. Ma… perché ciò avvenga i defunti devono trovarsi nell’ “elenco” di quelli ricordati. È necessario cioè che almeno uno dei propri cari ne tenga viva la memoria, mettendo la foto, come da usanza, sull’altare di casa. Se il defunto non risulta nell’elenco viene rispedito indietro e il destino che lo aspetta è terribile: scomparire per sempre dalla faccia dell’aldilà. Per questo la missione del dodicenne Miguel sarà quella di tenere vivo il ricordo del padre nella memoria della bisnonna Coco, ormai prossima alla morte. Pena la sua scomparsa definitiva.

Una fine triste per chi non è nei pensieri di nessuno, no? Ecco perché è così importante (vitale!) essere presenti nella mente di qualcuno, e non solo quando siamo nell’aldilà, come racconta Coco, ma già qui, durante la nostra esistenza.

Il film mi ha ricordato cioè che una delle paure più grandi che abbiano è quella di non essere nella mente degli altri. Che poi altro non è che la laura della solitudine e del vuoto d’amore.

Affermava infatti Winnicott che il senso di sé, il come io sono, dipende:

«dal sentire che si è visto e che si esiste nella mente dell’altro – dal sapere, cioè, che si è stati riconosciuti come un essere»


Non si spiegherebbe altrimenti il successo dei social, il tempo che impieghiamo a condividere, a fare presente agli amici cosa stiamo facendo e l’ importanza che diamo ai like, alle “visualizzazioni” – appunto. Come testimonianza preziosa che siamo custoditi nella mente dell’altro.

Un’esigenza antica, primaria, che sembra precederci e andare oltre la nostra esistenza su questa terra. E il film lo fa vedere bene: desideriamo che qualcosa di noi sopravviva anche dopo la morte, nella forma di un figlio, di un libro che abbiamo scritto, di una musica che abbiamo composto. Come se desiderassimo esistere nella mente degli altri, per l’eternità. Allora mi sono chiesta:

E se a farci così paura non fosse tanto la paura di morire inteso come paura di scomparire nel mondo, ma piuttosto la paura di scomparire dalla mente degli altri?

Questo pensiero cambia un po’ la prospettiva, forse anche il fine, il senso che diamo alla nostra vita. Per cosa esistiamo cioè, se non per rendere reale e viva questa presenza, se non per il bene che possiamo dare e che possiamo ricevere? E se è così, constatare questo, come cambia il nostro agire nel mondo?

🎬 Coco, Disney Pixar, 2017

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